Parte del testo seguente è tratto dal libro “Difetti nella progettazione acustica in edilizia” edito Maggioli. Tutti i diritti sono riservati. Non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti senza l’autorizzazione dell’autore e di Maggioli S.p.A..

Le prese d’aria in facciata sono una necessità in molti casi, soprattutto in presenza di locali in cui sono presenti fiamme libere e si necessita reintegrare l’ossigeno consumato dalla combustione, come ad esempio nelle cucine dotate di fornelli a gas.

Va da sé che un buco in facciata infici completamente qualsiasi prestazione acustica della stessa. Sembra incredibile ma è uno dei “fail” che si riscontrano più spesso nei contenziosi e nei collaudi in generale, anche di edifici recenti. Nella figura 1 si riporta il risultato di un collaudo di facciata con presa d’aria realizzata con un semplice tubo in materiale plastico passante dall’interno all’esterno, semplicemente protetto esternamente ed internamente con griglia parapioggia ed anti insetti.

Figura 1
Figura 1

Per limitare il decadimento della prestazione e garantire l’aerazione minima richiesta dalla normativa esistono sistemi che permettono all’aria di entrare, ma limitano l’ingresso di rumore intrappolandolo mediante labirinti fonoassorbenti. Ne esistono delle più disparate forme e tipologie, in larga parte rientranti in sistemi lineari, ovvero tubi con all’interno materiali fonoassorbenti, con sagome dritte, spiralate, etc., oppure sistemi con presa di aria esterna disassata rispetto alla bocca di immissione interna, preferibili in termini di prestazioni.

Di ogni sistema viene in genere dichiarato il valore del parametro Den,w (isolamento acustico normalizzato per piccoli elementi). In genere valori di Den,w  superiori a 50/52 dB per facciate di residenze e destinazioni d’uso similari sono adeguati.

Attenzione però a non confondere il parametro Den,w con il parametro Rw, in quanto il significato fisico/matematico è molto differente. Valori elevati del parametro Den,w non sono conseguenza di valori altrettanto elevati del parametro Rw.

Nella figura 2 sono rappresentati tre esempi di sistemi di aerazione ed un tubo vuoto (quarta immagine): l’adeguatezza o meno degli altri sistemi di aerazione dipenderà da dove verranno posati e dai limiti che la destinazione d’uso dell’edificio richiede, ad eccezione del tubo semplice (quarta immagine).

Figura 2
Figura 2

I materiali presenti all’interno delle tubazioni e delle “scatole afoniche” sono fibrosi oppure porosi e di conseguenza fonoassorbenti. Fonoassorbenti, ma non fonoisolanti.

Ne consegue che una delle attenzioni di posa per alcune tipologie è quella di mantenere sull’asse del foro di ingresso del suono (o di uscita a seconda di come viene posato) una porzione di parete con un buon isolamento acustico, perché l’involucro dei soli sistemi di aerazione non è in generale adeguato.

Chiariamo il concetto negli schemi di figura 3. Nello schema “A” l’elemento di aerazione fonoassorbente è posato rimuovendo praticamente tutta la muratura. Dal foro esterno di ingresso il rumore non è ancora stato “attenuato” sufficientemente dal materiale fonoassorbente e si trova solamente pochi centimetri di materiale da attraversare, introducendo così una criticità nell’isolamento acustico della facciata. Nello schema “B” dietro il sistema di aerazione è presente uno strato di “parete” a protezione della perdita di isolamento acustico invece presente nello schema “A”.

Figura 3
Figura 3

In figura 4 si nota la realizzazione dello schema “B” della figura 3.

La fotografia di sinistra è prima della installazione, si intravede la muratura intonacata retrostante. Nella fotografia di destra il sistema posato, rivestito dal cappotto termico. Rispetto al dettaglio costruttivo di cui allo schema “B” di figura 3 il costruttore in corso d’opera ha aumentato lo spessore del cappotto termico e non è più stato necessario effettuare lo scasso nella muratura ma la sola formazione del foro per collegare la bocca di ingresso dell’aria.

Figura 4
Figura 4